Parquet e trave di legno

Design e letteratura. Prove di contaminazione.

Facciamo una prova di stile, cercando di realizzare questa contaminazione tra Design e Letteratura.

Abbiamo ripreso l’articolo di Elena Siracusa, un’ottima penna che ha scritto di questo progetto su Quin, rivista di design. In questo lavoro Ceretti ha creato naturalmente tutte le pavimentazioni e le pareti

CALMERÌA

SOSPESI, SCIOLTI IN FREMITI LENTI DI LUCI.

In ascolto della casa.

Design e LetteraturaA tradurre il palpito delle sue stanze vorrei un lessico speciale, un lemmario tutto per loro. Vorrei narrare questo spazio di magistero creativo non solo con dettagli tecnici, ma anche con le emozioni che da ospite mi hanno incantata. Anzi, che mi hanno sospesa, sciolta in un fremere lento di luci. È il ring dei lunghi viali alberati cittadini (centro di Brescia), su cui profilano portoni del Novecento. In uno dei palazzi d’epoca (1915), in alto, sta l’attico ricreato dall’architetto Fabio Viola. Chiave del progetto, armonizzare passato e presente, il suo originario Liberty (e i successivi ritocchi degli anni Ottanta) con un meditato nitore contemporaneo; le volute marmoree del neoclassicismo con le linee dei grattacieli cresciuti intorno; i materiali propri dello Stile Floreale (ferro, cemento) con l’etica della bio-edilizia. Si sale da un androne con stucchi e colonne tipici.

Dalla soglia, un solo passo e si allagano visioni, fluide, ferruginose, proprio come acque di lago d’altura o lava di vulcani. Subito in istinto un sentire: far piano, in un neologismo pianarsi, chetarsi. Mi viene alla mente la parola calmerìa, desueta ma di valore; è densa di sfumi, di penombre, di minime «pieghe che mandano bagliori». Dentro la casa, il sentire è calmerìa, soffia una pace fonda, lunga, appena mossa da lievi increspature luminose.[Immergiamoci in casa tra design e letteratura].

 

Parquet e trave di legno          Parquet e Divano bianco di legno in Design e letteratura Parquet e Divano bianco 2di legno in Design e letteratura

Dentro, il sentire è adustezza. Altra parola dimenticata, qui rivive con nobiltà, integra. Sta per asciutta essenzialità, «impastata di chiaroscuri non astratta ma concreta, corporea. Ci sono forza e vigore nelle ombre dei vasi, dei tessuti scelti, degli spigoli vivi. La calmerìa serpeggia a trecentosessanta gradi di sguardo, è frutto di un voluto equilibrio.

Di una semplice misurata ricerca di qualcosa in meno che aggiunge qualcosa in più, e si in-forma nella struttura divisoria dei muri (ariosa, un ampio living con cucina a vista e la zona notte); nella scelta di materie (pavimenti, pareti Ceretti), di accostamenti (arredi, tinte), di sovrapposizioni, di prospettive in fuga.

Parquet e cucina vista dalla sala                 Parquet e cucina bianco

Fugge il banco cottura latteo; scorrono porte vetrate su terrazze con panorami celesti urbani; scivola su binario la porta del bagno e le maniglie squadrate sono come rigorose minivetture di treno. Sulle onde calme che oscillano e mi accompagnano nella casa, i riflessi di finestre rilasciano guizzi di chiari luce; diventano – secondo le ore di sole – movimenti, gesti, atmosfere. L’adustezza è soprattutto nei travi, nella loro composta obliqua solidità; nella scelta di tracciare in tre cromie (avorio, lava, miele).

Cucina laccata bianca e parquet scuro

Nei sobri interni, solo alcune figure rettangole – su una posa l’icona, la lampada Taccia di Pier Giacomo e Achille Castiglioni (1958; 1962, Flos) – mimetizzate ai muri, tinte come a Catania i palazzi (issati con le pietre dell’Etna); mobili e pareti sono quinte che ovattano, avvolgono in silenzi. Sono anch’esse calmerìe, aduste calmerìe. Dentro, ogni scelta architettonica e di design genera – da alla luce – una potenza di ammaliare, un incastro ben fuso di forma-sostanza-effetto-suggestione: di sommessa, fisica, vibrante energia. Quasi mi resta una voce arcana.

Zona notte e parquet

                          [Luce e penombra]

Lampada Flos su parete CerettiTaccia. Lampada da tavolo a luce riflessa. Design oltre il tempo. Solo due date-compleanno, 1958 progetto di Achille e Pier Giacomo Castiglioni; 1962 messa in produzione di Flos. Il suo corpicino è in alluminio nero o argento, e cova dentro la sorgente luminosa, così non si innescano abbagli diretti; per migliorare la diffusione dell’intimo calore, è scanalato: estetica  design e letteratura assoluta da colonna classica. Una materna campana di vetro soffiata a bocca posa su lui e su lui circola, anzi, prilla soffiando lattiginose scie. Il muro fumé s’abbandona alla Taccia, riesplode in un cielo di primordi, all’epoca di nebulose contratte in polveri interstellari, alla nascita dei pianeti intorno al Sole. Esprime la marea energetica della vita. Anche l’uomo, oltre a Natura, riesce a volte far esplodere emozioni adamantine, piccoli cristalli durevoli di icastica bellezza. Questa è per noi design e letteratura.